Maurizio Bifulco (Università di Salerno) – Le risorse premiali e il divario Nord-Sud

Articolo di Maurizio Bifulco pubblicato mercoledì 31 gennaio 2018 da Il Sole 24 Ore.

Le risorse premiali e il divario Nord-Sud

Il 10 gennaio scorso è stata pubblicata la graduatoria definitiva del Bando “Dipartimenti di eccellenza” promosso dal Miur nell’ambito della legge di bilancio 2017, in cui sono stati selezionati i migliori 180 dipartimenti delle Università statali che si distinguono per l’eccellenza raggiunta nella qualità della ricerca e nella progettualità scientifica, organizzativa e didattica. I dipartimenti vincitori si partiranno i 271 milioni di euro, che dovranno essere specificamente utilizzati per rafforzare e valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in risorse umane e attività didattiche di alta formazione anche a livello internazionale, nonché potenziamento delle infrastrutture di supporto alla ricerca.

Pur tenendo in considerazione che la maggior parte dei progetti era stata presentata da Dipartimenti di Università del Nord, i Dipartimenti finanziati sono per l’87% del Centro-­Nord. Scorrendo gli elenchi pubblicati dall’Anvur e analizzando le statistiche, i Dipartimenti “vincitori” al Nord raggiungono il 57%, il Centro si attesta intorno al 30% e al Sud va la quota residua del 13%. L’eccellenza universitaria italiana sembra quindi risiedere al Nord con l’area centro­meridionale del Paese che tenta di difendersi. Tale risultato rimarca ancora una volta un dato ormai tristemente noto: l’Italia dell’Università e della Ricerca continua a viaggiare a due velocità.

Ma la selezione finale dei progetti sembra aver completamente rivoluzionato e sovvertito l’originale graduatoria Vqr. Tanti Dipartimenti a punteggio pieno nella prima fase della graduatoria sono stati scavalcati nella fase di valutazione progettuale da parte della commissione che assegnava ulteriori 30 punti, e quindi non finanziati. La domanda che sorge spontanea è: se il meccanismo di valutazione Vqr, per cui il Miur impiega tante risorse economiche è giusto, trasparente, oggettivo e meritocratico, i migliori Dipartimenti italiani nel giro di pochi mesi dalla prima fase di valutazione sono arretrati in capacità e competenze o non sono stati in grado di scrivere un progetto di sviluppo eccellente? O forse il problema sta nella fase di valutazione da parte della commissione, o nel circuito vizioso di un sistema che per come si è consolidato difficilmente potrà consentire di colmare il divario nord­-sud?

Sembra quanto mai evidente che qualcosa nei sistemi di valutazione davvero non funzioni in maniera “oggettiva”. E bisogna considerare l’impatto a lungo termine degli esiti pubblicati e dei finanziamenti erogati. Lo squilibrio creatosi rappresenta certamente il sintomo di un problema che proprio tali risorse premiali di eccellenza nel prossimo quinquennio non faranno che peggiorare e su cui chi governa avrebbe dovuto e dovrebbe porre maggiore attenzione, onde evitare un progressivo spopolamento e involuzione delle Università del Sud, che pure servono un enorme bacino d’utenza, già penalizzato per mancanza di infrastrutture e possibilità occupazionali.

Anche ai tanti giovani del Sud capaci e meritevoli, che non possono permettersi l’Università fuori sede, deve essere garantita la possibilità di accedere ai più alti livelli del sapere e della formazione specialistica universitaria e le stesse opportunità devono essere date ai giovani ricercatori. Sicuramente le punte di eccellenza resteranno sempre concentrate in un numero limitato di sedi, ma non deve essere perso di vista l’obiettivo di una distribuzione equilibrata delle risorse che permetta lo sviluppo e la crescita proprio di quelle realtà che strutturalmente fanno più fatica a emergere, perché non adeguatamente sostenute dal tessuto sociale ed economico locale. Quella dei Dipartimenti di eccellenza è l’ennesima occasione persa per il Mezzogiorno, per i suoi giovani studenti e ricercatori che per gli esigui finanziamenti saranno costretti a migrare altrove e non avranno la possibilità di portare sviluppo nel proprio territorio contribuendo a ridurre il divario economico e di opportunità esistente nel nostro Paese.

La fotografia attuale è quindi alquanto sconfortante, però guardiamo a dove eravamo alcuni anni fa. Le Università del Sud stanno facendo grandi progressi a prezzo di un duro lavoro. Bisogna però ora evitare situazioni, come quella dei finanziamenti straordinari, che impediscano a priori di colmare questo gap storico e logistico.

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