ADI – Università “Mediterranea”, più di 2000 euro di tasse sul dottorato

Università “Mediterranea”, più di 2000 euro di tasse sul dottorato

Con il bando di concorso per il 33° ciclo di dottorato di ricerca, l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria ha pensato bene di approfittare di uno dei tanti cavilli a danno dei dottorandi nascosti tra le pieghe del DM 45/2013già evidenziato dall’ADI ben quattro anni fa. A partire da quest’anno, infatti, tutti i dottorandi vincitori di borsa di studio presso l’ateneo calabrese dovranno pagare una tassa per l’iscrizione ai corsi di dottorato.

La storia di quella che potremo definire una vera e propria “tassa sul talento” inizia l’8 febbario 2013, quando il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (MIUR) vara il nuovo decreto ministeriale sul dottorato di ricerca (DM 45/2013). Tra le disposizioni finali del DM 45/2013, il MIUR dispone l‘abrogazione del precedente decreto sul dottorato (DM 224/99), che, all’art. 7 comma 3 prevedeva l’obbligo di esonero dalla contribuzione per l’accesso e la frequenza ai corsi per i titolari di borsa di studio. In questo modo, dunque, gli atenei vengono lasciati liberi di decidere, in piena autonomia, se esigere o meno un contributo dai dottorandi borsisti.

Pressati dai continui tagli sui finanziamenti statali all’Università, alcuni atenei approfittano subito della nuova opportunità. Nel corso degli anni le università che fanno ricorso a questa misura continuano ad aumentare: nel 2015 la V Indagine ADI su Dottorato e Post-Doc evidenzia che 15 atenei sui 60 censiti (25%) impongono una tassazione sui dottorandi vincitori di una borsa di studio; l’anno successivo il loro numero aumenta a 19. L’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria si unisce dunque ad un folto gruppo di atenei, e dimostra come la tendenza a ricorrere a questa misura sbagliata ed iniqua sia in crescita.

L’ateneo calabrese ha deliberato l’imposizione di una tassa per l’iscrizione ai corsi per i dottorandi borsisti con il decreto rettorale n.187 del 20 luglio 2017. La tassa è graduata su 41 fasce ISEE, secondo lo stesso schema applicato per gli studenti, e varia da un minimo di 561.29 euro ad un massimo di 2321.29 euro. Questo significa che i colleghi che non accederanno alla riduzione ISEE si vedranno applicata una tassazione superiore a due mensilità della propria borsa di studio. In pratica è come se si cominciasse a percepire un compenso per un lavoro iniziato il primo gennaio solo dalla seconda settimana di marzo.

Ma qual è l’effetto di questa misura per le finanze dell’Università “Mediterranea”? Vediamo di capirlo insieme. Prima di tutto ipotizziamo che i posti di dottorato con borsa banditi negli scorsi anni siano stati tutti assegnati: i colleghi borsisti dell’ateneo calabrese sarebbero così 98. Supponiamo ora che tutti i colleghi presentino attestazione ISEE-U per la riduzione delle tasse, e che rientrino nella fascia 5 (12000-13000 euro, la più probabile secondo le nostre simulazione sull’ISEE-U), secondo quanto stabilito dal regolamento per la contribuzione studentesca. In base a queste ipotesi il gettito prodotto dalla misura si aggirerebbe intorno ai 61000 euro.

Viene davvero spontaneo chiedersi se il gioco valga la candela. Gli effetti negativi della “tassa sul talento” sono infatti evidenti:

  • la platea degli aspiranti al dottorato di ricerca diminuirà;
  • gli studenti provenienti dall’estero o da altre regioni italiane avranno maggiori difficoltà nell’accesso al dottorato di ricerca all’università di Reggio Calabria, avendo a loro carico anche le spese del trasferimento e del trasporto;
  • gli studenti migliori potrebbero decidere di non proseguire la loro carriera nella ricerca, o di proseguirla altrove;

Tutto questo rischia di innescare una pericolosa spirale verso il peggioramento della qualità dell’ateneoCon meno dottorandi, si avrà meno ricerca; con meno ricerca si avranno meno finanziamenti; con meno finanziamenti l’ateneo sarà costretto ad aumentare le tasse a carico di studenti e dottorandi. E così via, in un circolo vizioso molto difficile da spezzare.

Da sempre l’ADI è in prima linea contro la tassazione sul dottorato, una misura ingiusta e che ostacola la formazione dei giovani ricercatori. Abbiamo ottenuto un primo importante risultato con la Legge di Stabilità 2017, che prevede l’abolizione della tassazione per tutti i dottorandi senza borsa. Una misura di equità per molti colleghi che, pur non ricevendo alcun compenso per il loro lavoro avrebbero anche dovuto pagare per il “privilegio” di poter lavorare nell’Università.

Ma questo non è sufficiente. Per questo chiediamo al governo che l’abolizione delle tasse universitarie sia estesa ai dottorandi borsisti. I fondi richiesti per questa misura sono minimi, e la sua approvazione determinerebbe il pieno riconoscimento del dottorato come attività formativa, di ricerca e di supporto alla didattica. Il dottorato ha un ruolo cruciale nelle università e per il futuro del paese: è ora di cominciare a riconoscerlo, a partire da questa elementare misura di equità.

 

 

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